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Il Carmignano Docg








Il Carmignano Docg è fra i grandi vini rossi toscani uno dei meno conosciuti. Eppure ha una storia antichissima che in poche denominazioni nel mondo possono vantare, aneddoti affascinanti e sono molti i personaggi illustri che nei secoli ne hanno tessute le lodi.

Il Carmignano è oggi una delle docg italiane più piccole: conta poco più di una decina di produttori e un numero esiguo di bottiglie in commercio.
Nel panorama delle grandi denominazioni toscane, il Carmignano è un vino in parte ancora da scoprire: eppure in passato ha vissuto periodi di grande notorietà ed è stato fortemente apprezzato da nobili, letterati e illustri personalità.
Basti pensare che nel 1716 Cosimo III de’ Medici emise l’editto "Sopra la Dichiarazione de’ confini delle quattro regioni Chianti, Pomino, Carmignano e Valdarno Superiore" che definiva i confini di produzione di questo vino e ne dettava alcune nome di commercializzazione, al fine di proteggerlo da contraffazioni o dalla cattiva conservazione.
E ancora prima, già nel 1396, il Carmignano viene menzionato in un documento fra il notaio Ser Lapo Mazzei e il mercante pratese Marco Datini: Mazzei comunica a Datini di aver ordinato per la sua cantina "quindici some di vino Charmignano pagandolo 16 lire la soma", un prezzo quattro volte superiore a quello di altri vini della zona.
Il blend del Carmignano è l’unico fra le Docg toscane che prevede il Cabernet Sauvignon (o Cabernet Franc) accanto al Sangiovese: si racconta che il Cabernet fu portato in questa zona già nel XVI secolo da Caterina de’Medici, regina di Francia, tant’è che ancora oggi gli anziani lo chiamato "uva francesca", ovvero francese.
Dopo un periodo poco felice, in cui il Carmignano fu inglobato nella denominazione Chianti come sua sottozona, dagli anni ’70 questo vino ha ripreso a percorrere fieramente la sua strada con la Doc prima e Docg poi, dal 1990.
Fu finalmente chiaro che Chianti e Carmignano dovevano restare due vini distinti: la storia li aveva resi due fratelli di sangue ma ognuno emergeva per una proprio carattere e una spiccata personalità.

Chianti DOCG





Dici Chianti e pensi alla Toscana e ai suoi vini. Il Chianti e il Carmignano hanno una storia che per alcuni anni si è intrecciata, fino a quando non si sono formalmente distinti pur mantenendo vivo un forte legame.
Negli anni 30 del secolo scorso l’antica Doc medicea infatti fu inglobata nella Doc Chianti Montalbano e così fu fino al 1975, anno in cui alla Doc Carmignano fu riconosciuta la sua autonomia, con provvedimento retroattivo alla vendemmia del ’69.
Docg dal 1984, oggi il Chianti è un’area estesa che copre molte zone della Toscana, per un totale di 15.500 ettari di vigneto, prevalentemente coltivati a Sangiovese.
Data la vastità del territorio, sono state individuate delle sottozone che si distinguono sia per coordinate geografiche che per caratteristiche organolettiche dei vini, dovute a suoli e condizioni climatiche diversi.

Il vino Chianti della Tenuta di Artimino è un blend di Sangiovese, Colorino e Canaiolo, un vino rosso ampio e croccante, caratterizzato da intense note di frutti rossi e viola mammola.
La freschezza dei profumi e la finezza dei tannini sono il risultato di una vinificazione e di un affinamento in solo acciaio: una scelta stilistica che vuole valorizzare la tipicità dei sentori e l’immediatezza di questo vino, senza volerlo necessariamente “addomesticare” con un passaggio in legno.
Proviene dall’areale del Chianti Montalbano: fa parte di una produzione piuttosto ristretta di vino Chianti che prende il nome proprio dall’omonima catena montuosa, un’area ricca di storia, antichi insediamenti e fortificazioni che è stata più volte contesa nei secoli per il suo valore anche strategico, molto amata dalla famiglia Medici per la ricchezza faunistica e i paesaggi.

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